The Noir Duo and the Raven: La Maschera e l'Eclissi

 


La sala da ballo del Grand Hotel era un alveare di velluto scuro, lampadari di cristallo che colavano luce fredda e maschere che ridevano senza allegria. Un banchetto di vanità dove tutti fingevano di essere qualcun altro.



La Donna era appoggiata a una colonna di marmo nero, avvolta in un abito scuro che le aderiva come una seconda pelle. Non ballava. Nella mano sinistra teneva un bicchiere di cristallo quasi vuoto; il ghiaccio batteva piano contro le pareti. Sulla sua spalla destra, immobile, il Corvo teneva le ali chiuse. Poco più in là, ai margini della pista, il Gatto si muoveva sinuoso, un’ombra nera che evitava ogni contatto.



Donna: *(Sussurrando, sfiorando il ricamo della maschera)*

«Tutti cercano una via di fuga nel frastuono. Indossano volti finti per dire ciò che da svegli non oserebbero. Ma più la musica alza il volume, più il vuoto qui dentro diventa assordante.»



Gatto: *(Fissando un tacco che calpesta un petalo)*

«La festa è solo un pretesto per non restare soli con i propri fantasmi. Tu non sei qui per perderti nel mucchio.»



Corvo: *(Inclinando il capo)*

«Sei venuta sapendo quale volto non avresti voluto trovare. Eppure sei qui.»



Gatto: *(Senza alzare lo sguardo)*

«E adesso stai contando i secondi che mancano a qualcosa che non ha ancora un nome.»



Dall’altra parte della sala, fermo nell’ombra di un pilastro, c’era lui.



Maschera nera, liscia. Solo la linea della bocca e uno sguardo che conosceva ogni crepa di quel mondo. Cappotto chiuso, bavero sollevato. Quella stessa arroganza silenziosa che lei riconosceva nei giorni di pioggia.



Non si mosse. Non fece un passo. Ma lo spazio tra di loro si contrasse all’improvviso, riducendosi a pura elettricità.



I loro sguardi si scontrarono sopra le teste dei danzatori. Un impatto muto. Qualsiasi parola avrebbe spezzato tutto.



Lui inclinò appena il capo. Un cenno quasi invisibile. Poi un mezzo sorriso ironico.



La Donna strinse le dita intorno al bicchiere. Le unghie premevano contro il cristallo. Voleva azzerare quella distanza. Restò ferma.



Corvo: *(Voce bassa, vicina all’orecchio)*

«È fatto della stessa sostanza dei tuoi pensieri più ostinati. Nessuna promessa. Solo il peso di qualcosa che vi sta consumando.»



Donna: *(Senza distogliere lo sguardo)*

«Se mi muovo adesso, bruceremo entrambi. Non ora. Non qui.»



Gatto: *(Con un filo di ironia)*

«Attenta. Certi sguardi lasciano il segno anche senza toccare. Se continuate così, la maschera vi si fonderà addosso.»



La Donna chiuse gli occhi un attimo. Quando li riaprì, l’ombra di lui non c’era più.



Nel punto in cui era fermo, l’aria vibrava ancora.



Donna: *(Respiro impercettibile)*

«È andato via prima che il ghiaccio si spezzasse.»



Corvo: *(Guardando il vuoto)*

«Non è andato via. Ha lasciato che quella tensione continuasse a lavorare sotto la superficie. Ora quello spazio vuoto è il posto in cui tornerete a cercarvi.»

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