Le Regole del Gioco

 

C'è una geometria invisibile che precede ogni passo, il tentativo ostinato di tracciare mappe dove i confini dovrebbero proteggere dal vuoto.

Si finge che la rotta sia già scritta, che ogni mossa risponda a una grammatica esatta, misurata, sicura di sé.

Poi basta un niente. Un'ombra che scivola fuori misura, un accordo muto che si spezza nel silenzio della notte.

Chi cercava di tenere le redini scopre che la materia viva non si lascia governare, che la forza non è altro che una corazza fragile quando incontra ciò che rifiuta di essere modellato.

E' in quel cortocircuito le armature scivolano via di dosso: chi offriva riparo si ritrova scoperto, chi cercava rifugio scopre di poter custodire. Le direzioni si confondono, i ruoli si scambiano senza chiedere il permesso, finché resta soltanto un bisogno antico di cercarsi.

Le regole svaniscono, lasciando spazio a una danza cieca.

Una coreografia fatta di respiri trattenuti e distanze azzerate, dove nessuno guida davvero, perché ogni passo nasce dall'altro e ogni abbandono trova il proprio equilibrio in quello reciproco.

Come se, alla fine, l'unica regola fosse smettere di averne.


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