Episodio 3: "Ritorno al Vicolo" (Il Vecchio Vicolo dei Sussurri)
La porta della bottega si richiude alle mie spalle con un colpo secco, come un sigillo che si spezza.
Il gatto è già avanti, una sagoma scura che fende l'oscurità del vicolo.
Qui fuori, l'aria è diversa: elettrica, satura di quell'odore di asfalto bagnato che sembra vibrare sotto i miei passi.
Non è solo pioggia.
È come se il mondo avesse trattenuto il fiato, aspettando che io tornassi in questo luogo.
Il gatto si ferma all'improvviso, la coda rigida, puntando il muso verso un angolo dove la luce di un lampione morente si riflette su una pozzanghera.
Non è un riflesso normale; l'acqua è striata di bagliori violacei che sembrano contorcersi, suggerendo una forma che la mente rifiuta di riconoscere.
Sento ancora nelle dita la consistenza del legno della sedia, il calore della riparazione appena interrotta, come se quel pezzo di noce fosse solo un presagio di una frattura ben più profonda.
Il gatto emette un soffio basso, un suono che taglia il silenzio come un rasoio.
Poi, la vedo.
È lì, immersa nelle ombre che la luna – non più romantica, ma un frammento di ghiaccio affilato nel cielo – sembra tagliare con precisione chirurgica.
Luna è lì, immobile. Il pericolo emana da lei come un calore oscuro, affascinante e terribile al tempo stesso.
Mi osserva, e in quello sguardo capisco che non sono qui per riparare un oggetto, ma per scoprire se quello che sta per accadere è una salvezza o una condanna definitiva.

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