Episodio 2: "Il Peso del Passato" (Il Vecchio Vicolo dei Sussurri)
Il colpo alla porta è un’eco che scuote la polvere dagli scaffali.
Non rispondo.
Resto immobile, le dita ancora strette attorno alla carta abrasiva, il respiro sospeso nell'aria satura di cera. Il silenzio che segue è più denso del rumore della pioggia.
Poi, un fruscio.
Il gatto è apparso dal nulla, muovendosi tra le ombre della bottega come se ne facesse parte, gli occhi lucidi come ossidiana.
Non cerca cibo, non cerca calore; si siede accanto a una vecchia sedia di noce che ho iniziato a smontare ieri.
Fissa il legno, poi fissa me.
Il suo sguardo non è quello di una bestia: c’è una consapevolezza arcaica, un avvertimento muto che mi gela il sangue.
Si alza, torna verso l'uscio e mi guarda, emettendo un richiamo insistente.
Mi sta guidando fuori, verso il buio, verso quel vicolo che avevo cercato di dimenticare.
Mi avvicino al banco un'ultima volta prima di seguirlo.
Il legno della sedia, sotto il mio tocco, sembra reagire, sussurrandomi di una frattura avvenuta decenni fa, una perdita che il mobile ha assorbito come linfa.
Capisco che non sto solo aggiustando un oggetto; sto cercando di dare un senso a un frammento di memoria che reclama a gran voce di essere ricomposto.
Il gatto mi aspetta sulla soglia, fissando la strada bagnata.
Sa che non ho scelta.
Il passato non è finito, è solo in attesa in quel vicolo.
E io, Silas, devo seguirlo, consapevole che ciò che troverò lì cambierà per sempre il silenzio della mia bottega.

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