The Noir Duo and The Raven - L'informatore dell'Ombra

 


C'erano verità che né il cinismo del gatto né le profezie del corvo potevano decifrare.

Verità che non appartenevano al cielo o al pavimento di quella stanza, ma che strisciavano nei bassifondi della città, nascoste dietro schermi retroilluminati e canali criptati dove il desiderio si vendeva a un tanto al chilo.

Per questo la donna, alla fine, aveva aperto quel vecchio terminale. Aveva cercato l'unico contatto che sapeva muoversi in quel labirinto di specchi: l'Informatore.

Lui viveva lì, protetto da una facciata pubblica spietata, un profilo fatto di ostentazione, provocazioni... e un'apparente, assoluta padronanza del gioco. Si vendeva come un dominatore di ombre, infallibile e distaccato. Eppure, ogni volta che le loro linee si incrociavano, quella corazza d'acciaio mostrava sfumature diverse, lasciando intravedere l'uomo oltre il personaggio, qualcuno che conosceva i chiaroscuri della realtà fin troppo bene.

Il segnale vibrò sul monitor. La connessione era sicura, la voce di lui arrivò distorta dai filtri, ma stranamente calda, quasi ravvicinata.

Informatore: «Cercare me a quest'ora significa che hai bruciato le tue mappe, donna della notte. Cosa c'è? Il mondo reale è diventato troppo freddo o le tue creature ti stanno strette?»

La donna si sporse verso lo schermo, la voce bassa per non farsi sentire dai due guardiani della stanza.

Donna: «Ho un fuoco dentro che non riesco a spegnere. È nato nel buio, tra parole e pixel, ma la pelle lo ricorda come se fosse carne. Il corvo dice che rimarrò custode di un tempio vuoto. Dimmi la verità, tu che vedi il fondo di questa città: è solo un'illusione?»

Dall'altro lato della linea ci fu un lungo silenzio. Si sentì il rumore di un accendino, il tiro profondo di una sigaretta. Quando l'Informatore rispose, il tono da arrogante manipolatore che usava con il resto del mondo aveva lasciato il posto a una strana, sincerità.

Informatore: «Il vecchio uccellaccio giudica dall'alto, non sa cosa significa stare quaggiù. Io colleziono le tessere di questo mosaico, vedo la gente fingere di essere forte, vedo me stesso recitare una parte... ma la perfezione non esiste. Se quel fuoco ha riacceso i tuoi sensi, allora è reale. La carne non sa mentire, anche se si accende dietro uno schermo. Non ascoltarli. A volte, un contrasto che ti fa tremare le mani è l'unica cosa vera che ci resta in questo vuoto. Ma stai attenta... chi cerca il fuoco vivo, spesso lo fa perché ha bisogno di ricordare a se stesso che è ancora capace di bruciare.»

La connessione si interruppe bruscamente, lasciando lo schermo nero. L'Informatore era tornato a nascondersi nei suoi canali sotterranei, dietro la sua maschera di controllo.

Il silenzio della stanza tornò a farsi pesante, ma non durò a lungo.

Sul letto, il gatto si sollevò sulle zampe anteriori, le orecchie tese verso lo schermo ormai spento. I suoi occhi ambrati brillarono di una diffidenza inquieta.

Gatto: «Quello schermo emette troppi respiri per i miei gusti, e quell'uomo parla come chi cammina sul cornicione. Si spaccia per un cacciatore, ma ha l'odore di chi teme di diventare la preda. Non mi piace chi indossa troppe maschere, mia cara: finisce sempre che non sai quale artiglio usare per difenderti.»

Dal trespolo vicino alla finestra, il corvo non si mosse, ma inclinò la testa di scatto, quasi a voler catturare l'ultima frequenza rimasta nell'aria. Le sue piume ebbero un leggero fremito, non di minaccia, ma di un'insolita, fredda curiosità.

Corvo: «Un'ombra che confessa di essere un'illusione è un'ombra che merita ascolto. Quell'uomo urla potere al mondo ma sussurra verità a te, donna della notte. È una creatura bizzarra... spezza le sue stesse catene per darti una bussola nel fango. Guarda bene i suoi canali sotterranei: quel fuoco che lui chiama vivo potrebbe essere l'unica cosa capace di illuminare la tua vera strada, o di incenerirla per sempre.»

La donna rimase immobile tra i suoi due giudici, lo sguardo fisso sul riflesso scuro del monitor. L'Informatore era sparito, ma le sue parole erano rimaste lì, sospese tra il pelo guardingo del gatto e l'occhio attento del corvo.




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