The Noir Duo and the Raven: L'Epurazione dell'Inchiostro

 

Gatto: (Osservando la punta della penna che corre frenetica sulla carta, emettendo un fruscio simile a quello di un artiglio che scava) «Perché continui a scrivere così tanto, umana? Hai riempito pile di fogli con quei piccoli segni neri che sembrano insetti schiacciati. Credi davvero che intrappolare i pensieri sulla carta li renda meno reali?»

Donna: (Senza alzare lo sguardo, la mano leggermente macchiata di blu) «Perché ho tutte queste cose in testa, Gatto. Voci, ricordi, frammenti di vite che non ho mai vissuto. Se non le faccio uscire, se non le vomito su questi fogli, sento che mi soffocano. Scrivere è l'unico modo che ho per svuotare il sacco prima che il peso mi tiri giù, nell'abisso.»

Gatto: «Quindi la tua è una purga. Ti liberi dei tuoi mostri trasformandoli in parole, sperando che restino lì, prigionieri della cellulosa. Ma attenta: una volta che un pensiero ha una forma, diventa immortale. Io preferisco lasciare che i miei pensieri scivolino via come l'acqua sul pelo. Non conservo nulla che non possa essere mangiato o graffiato.»

Donna: «Tu sei fortunato. Io sono una collezionista di tempeste. Ogni parola è un respiro guadagnato, un centimetro di spazio che libero dentro di me. Se smettessi, temo che la mia mente diventerebbe un deserto pieno di urla silenziose.»

Gatto: «Ehi, tu che gratti il cielo con il becco! Tu che non hai bisogno di inchiostro per ricordare i secoli, dì a questa donna se vale la pena svuotarsi l'anima per nutrire dei pezzi di carta.»

Corvo: (Inclinando la testa mentre osserva le pile di manoscritti accumulate sul tavolo) «Vedo un’anima che cerca di esorcizzare il proprio caos ordinandolo in righe orizzontali. Credi di liberartene, Donna, ma in realtà stai solo costruendo un monumento alla tua stessa sofferenza. Scrivere non è svuotarsi; è seminare. Ogni parola che lasci cadere è un seme che germoglierà nel buio, aspettando che qualcuno lo legga per tornare a vivere.»

Donna: «Allora non c'è tregua? Sto solo spostando il peso da dentro a fuori?»

Corvo: «Stai trasformando il soffocamento in testimonianza. Il problema non è il volume delle tue parole, ma la tua illusione di potertele lasciare alle spalle. Quelle pagine non sono cenere, sono specchi. Scrivi pure finché la mano non ti duole, ma ricorda: quando avrai finito di scrivere tutto, resterai nuda davanti a te stessa. E quel silenzio finale... sarà più rumoroso di tutte le parole che hai mai tracciato.»

Gatto: (Stiracchiandosi sopra uno dei fogli ancora freschi d'inchiostro, lasciando l'impronta di una zampa) «Nel frattempo, io ci dormo sopra. Almeno la tua angoscia è un tappeto morbido. Continua pure a svuotarti, umana... finché non resterà che l'ombra della tua penna.»

Corvo: «Scrivi, scrivi pure. Ma non stupirti se, alla fine del libro, scoprirai che l'autore era solo un fantasma che cercava di convincersi di avere ancora una voce.»

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