The Noir Duo and the Raven: Il Tratto dell’Anima
Donna: (Facendo scivolare la punta della matita sul cemento nudo, tracciando linee confuse) «Mi chiamano "strana", Gatto. Ieri come oggi. Perché a sei anni, mentre il mondo voleva che colorassi il sole di giallo, io consumavo il nero per dare forma a gatti e pipistrelli. Mi guardavano come se avessi una macchia indelebile sulla coscienza.»
Gatto: (Seguendo con lo sguardo il movimento della matita) «La chiamano stranezza perché non sanno gestire la precisione. Disegnavi ciò che vedevi davvero, non quello che ti ordinavano di sognare. I gatti neri sono solo macchie di inchiostro che hanno deciso di camminare. E ora? Ora non hai più bisogno della carta. Le tue ombre hanno preso vita e siedono qui con te.»
Donna: «A volte mi chiedo se non li abbia evocati io. Se parlare con te e con quel corvo non sia solo l'ultima fase di un disegno iniziato troppo presto. Forse non sono mai uscita da quella stanza isolata, sto solo colorando i bordi di una solitudine più vasta.»
Gatto: «Smetti di scusarti per il tuo sguardo. Gli umani amano le tinte pastello perché hanno paura che i colori scuri rivelino le crepe nei loro muri. Tu hai solo scelto di abitare le crepe fin dall'inizio. Ehi, tu sul cornicione! Tu che sei nato dal colore che lei preferiva, vedi qualcun altro che abbia il coraggio di essere coerente con i propri mostri?»
Corvo: (Inclinando la testa, il becco lucido come ossidiana) «Vedo persone che passano la vita a cercare di cancellare i propri schizzi a matita, sperando di diventare un foglio bianco e immacolato. Non capiscono che la purezza è solo assenza di storia. La tua "stranezza" non era un errore, era un'armatura. Disegnavi pipistrelli perché sapevi già che la luce ferisce, ma l'oscurità accoglie senza giudicare.»
Donna: «Ma il prezzo è alto. Parlare con le ombre ti rende straniera tra i vivi.»
Corvo: «Essere stranieri è l'unico modo per vedere davvero il paesaggio. Chi appartiene a un luogo smette di guardarlo. Tu sei qui, su questo confine gelato, perché hai avuto il fegato di non correggere quel primo disegno. Non sei pazza, Donna. Sei solo l'unica che non ha tradito la bambina che vedeva la bellezza nel vuoto.»
Gatto: (Leccandosi una zampa con un'eleganza quasi crudele) «In fondo, è meglio parlare con un corvo che con una persona che non ha nulla da dire. Le ombre non mentono mai sulla loro natura. E noi... noi siamo esattamente ciò che hai sempre immaginato.»
Donna: (Posa la matita e guarda la città sottostante) «Allora non è un naufragio. È un ritorno a casa.»
Corvo: «È la firma in calce alla tua esistenza. Resta nel buio. È l'unico posto dove il nero dei tuoi sogni non deve chiedere scusa a nessuno.»

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