The Noir Duo and The Raven Il Peso dell'Ombra Parte II — L'Inchiostro e la Carne

 



Il mattino che seguì quel sogno non portò la luce, ma solo una nebbia fitta che cancellava i contorni della città, specchiando perfettamente lo stato d'animo della donna.

Lei si muoveva per la casa come un'automa, ma la sua mente era rimasta incagliata tra le lenzuola della notte. Non riusciva a liberarsi dalla sensazione di quelle dita invisibili sulla pelle, di quello sguardo che, seppur vissuto dietro le palpebre chiuse, aveva scosso ogni fibra del suo corpo. Il desiderio era un'eco fisica, un calore persistente che rendeva lo spazio virtuale del loro passato fin troppo pesante da sopportare da sola nel mondo reale.

Versò il caffè, lo sguardo perso oltre il vetro appannato della finestra.

Il gatto, seduto compostamente sul tavolo della cucina, osservava la scena sollevando un sopracciglio felino. Seguì con gli occhi ambrati una goccia che scivolava sul vetro, poi tornò a fissare lei, emettendo una fusa bassa e decisamente critica.

Gatto: «Ancora a fissare il vuoto? Quel caffè si sta raffreddando, proprio come le tue grandi illusioni. Trovo bizzarro come voi umani riusciate a farvi tormentare da un fantasma che non ha nemmeno la consistenza di un topo. Se non puoi morderlo, o se non può riempirti la ciotola, non esiste. Dovresti concentrarti su fatti più tangibili, mia cara.»

La donna strinse la tazza tra le mani, cercando un calore reale a cui aggrapparsi per scacciare quel brivido.

Dall'angolo più buio della stanza, sopra l'alto schienale della sedia d'ebano, il corvo tese il collo. Le sue piume nere sembravano assorbire la poca luce del mattino. Ruotò la testa di scatto, fissandola con quel suo occhio lucido e spietatamente saggio. La sua voce arrivò come un sussurro di vento freddo, priva di scherno, ma carica di una lucida e amara verità.

Corvo: «Ascolta il battito del tuo cuore, donna della notte: batte per un'ombra. Vi siete scambiati promesse scritte con il fuoco, avete consumato l'anima su un altare fatto di nebbia, ma la carne che ora brucia rimarrà affamata.

Ti avverto: la delusione è un'ombra ancora più nera. Questo legame, per quanto viscerale e doloroso, non avrà mai il peso della terra sotto i piedi. Rimarrai custode di un tempio vuoto, a baciare un riflesso che svanisce non appena provi a stringerlo davvero.»

La donna posò la tazza sul tavolo con un colpo secco, interrompendo lo scorrere della pioggia e i verdetti dei suoi insoliti giudici. Si voltò verso di loro, raddrizzando le spalle. Nei suoi occhi non c'era più la nebbia del risveglio, ma la scintilla di una determinazione feroce.

Guardò prima il gatto, poi fissò il corvo, affrontando la loro logica spietata.

Donna: «Voi parlate di ombre e di riflessi perché vedete solo la gabbia in cui siamo costretti, ma vi sbagliate entrambi. Tu, gatto, credi che esista solo ciò che si può mordere. E tu, vecchio corvo, misuri la realtà con il peso della terra. Ma la carne non mente. Il fuoco che sento addosso è reale, ha riacceso i sensi e brucia più di qualsiasi cosa io possa toccare in questa stanza. Non mi importa se questo legame è nato nel buio... l'inchiostro ha lasciato il segno, e la pelle si ricorda di lui. Se questo mi renderà la custode di un tempio vuoto, allora sia. Ma non chiamatela illusione. Preferisco consumarmi per un fantasma che mi fa sentire viva, piuttosto che rassegnarmi alla vostra rassicurante, fredda realtà.»

Il gatto smise di fare le fusa, colpito dalla fermezza di quelle parole, e si limitò a socchiudere gli occhi, come a voler firmare una tregua temporanea.

Il corvo inclinò la testa , rimanendo immobile e imperturbabile, ma nel suo silenzio sembrò quasi esserci un cenno di rispetto per quella fiera ostinazione.

La donna si voltò di nuovo verso la finestra.

Aveva risposto a loro, ma in fondo sapeva di aver risposto a se stessa, accettando il rischio e il prezzo di quel desiderio.


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