The Noir Duo and the Raven: L’Ancoraggio delle Ombre

 

 


Donna: (Facendo ruotare una vecchia chiave arrugginita tra le dita, il metallo stride contro la pelle) «Ci attacchiamo alle cose come se fossero boe di salvataggio in un oceano che non smette di salire. Questa chiave non apre più nulla da anni, Gatto. Eppure, se la perdessi, mi sentirei come se avessi perso un pezzo della mia stessa mano. Perché l'abitudine ci rende prigionieri di oggetti che non hanno più voce?»

Gatto: «Perché siete creature pigre, umana. Costruite nidi di cianfrusaglie per convincervi che il tempo sia fermo. Vi affezionate alla forma di una sedia, all'odore di una stanza, al peso di un'abitudine... e quando la sedia si rompe o la stanza cambia colore, andate in pezzi anche voi. Io cambio pelo ogni stagione e non verso una lacrima per quello che lascio indietro.»

Donna: «Non è pigrizia, è il terrore del vuoto. Se le cose attorno a me mutano, io chi sono? Se il caffè non ha lo stesso sapore e la strada di casa cambia nome, divento una straniera nel mio stesso presente. Ci abituiamo al dolore pur di avere qualcosa di familiare a cui stringerci.»

Gatto: «Vi nutrite di polvere. Guardati: conservi ancora quella sciarpa sfilacciata solo perché profuma di un ricordo che è già morto. Le cose non vi appartengono, sono solo parassiti che succhiano la vostra attenzione. Ehi, uccello del malaugurio! Tu che vedi il mondo cambiare dall'alto, perché gli umani piangono quando una pietra cambia posto?»

Corvo: (Grattando il cornicione con un artiglio, mentre osserva un cartellone pubblicitario che viene strappato via dal vento) «Perché confondono la permanenza con l'esistenza. Credono che se una cosa resta uguale, allora anche loro sono salvi dal declino. Ma la città è un organismo che muta pelle ogni notte. L'abitudine è il laccio che vi strozza mentre cercate di trattenere il vento con le mani.»

Donna: «Ma senza affezionarsi a nulla, la vita è solo un passaggio gelido. Non c'è calore nel cambiamento continuo.»

Corvo: «Il calore che cerchi è un'illusione ottica. Ti affezioni a un volto, e quel volto invecchia. Ti affezioni a un'idea, e la realtà la smentisce. La sofferenza non nasce dalla perdita, ma dal rifiuto di accettare che tutto ciò che tocchi è già in viaggio verso qualcos'altro. Siete collezionisti di rovine prima ancora che i palazzi crollino.»

Gatto: (Leccandosi una zampa con studiata indifferenza) «Io mi affeziono solo al raggio di sole che batte sul pavimento. Quando si sposta, mi sposto anch'io. Non chiedo al sole di restare fermo per farmi un favore.»

Donna: «Forse siamo solo troppo fragili per essere così nomadi nello spirito. Abbiamo bisogno di radici, anche se sono radici che affondano nel cemento che si sgretola.»

Corvo: «Le radici che non si piegano, si spezzano. L'abitudine è un sedativo che vi somministrate per non sentire il rumore del mondo che scivola via. Ma ricorda, umana: nulla è mai stato davvero "tuo". È stato solo in prestito. E il proprietario rivuole sempre indietro la merce, trasformata in cenere o in fumo.»


Donna: (Stringendo la chiave nel pugno fino a farsi male) «Allora resterò qui, ad aspettare che anche questo metallo diventi polvere.»

Gatto: «Fallo pure. Ma non stupirti se, quando accadrà, scoprirai che la tua mano è rimasta chiusa su un pugno di niente.»

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