LA FILOSOFIA DEL GATTO

 

Il gatto è seduto sul bordo del tavolo, una sfinge di pelo immobile contro la luce del tramonto. Le sue pupille sono sottili fessure nere immerse in un mare di smeraldo liquido. Mi fissa. Non sbatte le palpebre.


Gatto: “Ti osservo da ore. Perché corri?”


Io: (fermandomi con le chiavi in mano) “Sono in ritardo. Ho scadenze, bollette, persone da chiamare… il mondo non si ferma mica.”


Gatto: “Il mondo è fermo sotto le mie zampe. Sei tu che vibri inutilmente. Perché ti affanni così tanto?”


Io: “Se non mi affanno, perdo terreno. Se non lotto, non ottengo nulla. È così che funziona per noi.”


Gatto: (piegando leggermente la testa, un lampo verde più acceso nei suoi occhi) “E perché ti disperi quando quel ‘nulla’ non arriva? Hai il sole che entra dalla finestra e un respiro nel petto. Eppure cerchi sempre qualcos’altro, altrove.”


Io: “Forse perché non so come si faccia a stare… e basta.”


Gatto: “Vieni qui. Siediti. La polvere danza nella luce e io faccio le fusa. Il resto è solo rumore che inventi tu per non sentire il silenzio.”


Mi siedo, come richiesto, ma il mio piede continua a tamburellare sul pavimento. Il gatto socchiude gli occhi, infastidito da quel ritmo nervoso.

Gatto: “Vedi? Anche quando sei fermo, stai scappando. Il tuo corpo è qui, ma la tua testa è già a domani. Un errore tattico imperdonabile.”

Io: “È facile per te. Non hai una lista di cose da fare lunga tre metri. Come dovrei fare, secondo te? Ignorare tutto?”

Gatto: “No. Devi imparare la Strategia della Sedia Vuota. Guarda quella poltrona nell’angolo. Cosa vedi?”

Io: “Una poltrona… un po’ graffiata dai tuoi artigli, tra l’altro.”

Gatto: “Dettagli estetici. Io ci vedo un regno. Quando io decido di occuparla, quella poltrona diventa l’unico luogo esistente nell’universo. Non esiste la cucina, non esiste il giardino, non esiste la ciotola vuota. Esisto io, il calore del tessuto e il mio respiro.”

Io: “Quindi il tuo consiglio è… ignorare i problemi?”

Gatto: “Il mio consiglio è di essere interi. Se devi lottare, graffia con precisione. Se devi mangiare, assapora ogni molecola. Ma se decidi di riposare, fallo come se il tempo fosse stato inventato solo per servirti. Il tuo problema è che cerchi di graffiare mentre riposi e di riposare mentre lotti. Così finisci per fare male entrambe le cose.”

Io: “Quindi dovrei smettere di preoccuparmi del futuro?”

Gatto: (si alza, si stira lentamente allungando le zampe anteriori e sbadigliando senza pudore) “Il futuro è un topo che non è ancora uscito dalla tana. Perché stancarsi a rincorrerlo ora? Aspetta che sia nel tuo raggio d’azione. Nel frattempo… quella mano che agita le chiavi potrebbe essere usata meglio per grattarmi dietro le orecchie.”

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